Americana e insieme italiana, Alexandra Valenti ha dato prova di sé in un’ampia mostra pubblica romana, che presentava ambienti e gure, scolpite con sguardo attento ai grandi maestri della tradizione novecentesca. In particolare tributava un omaggio ad Arturo Martini, designandosi come sua allieva ideale.


Ora, assimilate nuove inquietudini e nuove esperienze, compie un gesto forte, radicale, chiudendo in bianchi sacchi il lavoro di allora, a testimoniare l’esigenza di liberarsi da un passato ingombrante, che occupa ancora, ambiguamente, uno spazio nel suo immaginario.


I sacchi giacciono accantonati come scorie sepolte, ma il nuovo lavoro reca segni del perdurare di immagini e forme, atte a frenare una libertà che comunque esige di esprimersi.


Dipinti, disegni e un video che riprende elementi progettuali, sono dominati da un segno potente e sintetico, che aggredisce lo spazio, timbra le immagini, echeggiando, seppure in modo diverso, l’energia che connota l’operazione distruttiva. Un dato che costituisce l’elemento uni cante l’intera operazione.


Il bambino, dipinto a sciabolate violente di bianco sul nero, rimanda al bambino scolpito nella precedente esperienza, ora simbolicamente mutilo, allora intento a costruire un castello di sabbia. Castello, la cui dissoluzione è testimoniata dalla serie dei disegni, che rappresentano la fragile costruzione, isolata in una natura tempestosa, destinata a trasformarsi in uno scuro grumo di materia votata all’autodistruzione.


Da un lato, nonostante la forza di un diniego, sembra che l’artista voglia indirettamente riproporre il peso di una esperienza legata al rispetto della storia, testimone di una manualità felicemente esercitata, rimpiangendo lo slancio nel costruire Stanze, animarle di presenze, farle vivere in un racconto, ora investito dal turbine.


Ne rimangono gli echi, la ragazza in altalena, anche se in bilico, metaforicamente resiste. L’insieme è un teatro, dove si agitano forze contrap- poste, esito di un’inquietudine artistica ed esistenziale, emblematica di una oggettiva situazione culturale, che vede da un lato l’esigenza di mantenere antiche radici, dall’altro la necessità di non rinunciare a produrre un’arte che ri etta, creativamente, la realtà del nostro tempo.


Maria Teresa Benedetti 




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